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Mino Caggiula Architects al Lifestyle Innovation Day

Mino Caggiula Architects al Lifestyle Innovation Day: architettura, investimenti e nuove visioni per Lugano

By Stories&News

L’architettura non è mai un elemento isolato. È il punto d’incontro tra persone, territorio, investimenti e nuovi modi di vivere gli spazi. Con questo spirito, Mino Caggiula Architects ha preso parte al Lifestyle Innovation Day, l’evento internazionale ospitato presso il LAC – Lugano Arte e Cultura, dedicato ai temi dell’innovazione, della tecnologia, degli investimenti e dell’evoluzione del settore lifestyle.

Durante l’incontro, l’architetto Mino Caggiula è stato protagonista di una conversazione insieme a Pietro Poretti, Economic Development Director della Città di Lugano, dal titolo “Lugano – Investments in Lifestyle & Hospitality”. Un’occasione per riflettere sul contributo che l’architettura può offrire alla crescita delle città contemporanee e sul valore di una progettazione capace di coniugare qualità dello spazio, attrattività del territorio e nuove forme dell’abitare.

Lifestyle Innovation Day: un confronto internazionale sull’innovazione

Giunto alla sua quinta edizione, il Lifestyle Innovation Day riunisce ogni anno imprenditori, investitori, istituzioni, aziende e professionisti provenienti da ambiti diversi con l’obiettivo di favorire il dialogo tra discipline e generare nuove opportunità di crescita.

Tecnologia, intelligenza artificiale, sostenibilità, design, hospitality e real estate sono alcuni dei temi al centro del summit, un contesto in cui competenze differenti si incontrano per interpretare i cambiamenti del mercato e delineare nuove prospettive per il settore lifestyle.

In questo scenario, l’architettura assume un valore strategico: non solo come disciplina progettuale, ma come strumento capace di creare valore, rafforzare l’identità di un luogo e contribuire alla sua evoluzione economica, sociale e culturale.

Capo San Martino: rigenerare un luogo attraverso architettura e paesaggio

Nel corso dell’incontro è stato presentato Capo San Martino, uno dei nuovi progetti sviluppati dallo studio. Più che un intervento architettonico, il progetto rappresenta un’operazione di rigenerazione sostenibile che restituisce il promontorio di Capo San Martino alla collettività, mettendo in relazione paesaggio, memoria storica e nuove funzioni.

Affacciato sul Lago Ceresio, il progetto individua nella funzione alberghiera l’opportunità di riattivare un sito di grande valore paesaggistico e culturale. La nuova architettura segue la morfologia del promontorio con geometrie ispirate alla linea di costa e ai percorsi storici, mentre il recupero dei resti dell’antica fornace, riportati alla luce e integrati nel progetto, restituisce valore alla memoria del luogo. Ne nasce un sistema aperto e permeabile, in cui architettura, paesaggio e spazio pubblico si intrecciano, dando vita a una nuova identità per Capo San Martino, profondamente radicata nella storia del Ceresio.

L’intervento costruisce così una nuova rete di connessioni tra la villa storica, il lungolago, il futuro percorso ciclopedonale e gli spazi verdi, restituendo continuità a un promontorio rimasto per anni frammentato. Il risultato è un nuovo paesaggio abitato, in cui architettura, percorsi e spazio pubblico dialogano per restituire a Capo San Martino un’identità contemporanea, riconoscibile e profondamente radicata nella storia del Ceresio.

Il valore del dialogo tra architettura, investimenti e territorio

La partecipazione al Lifestyle Innovation Day conferma quanto il confronto tra architettura, istituzioni, investitori e imprese sia oggi fondamentale per immaginare il futuro delle città.

Le trasformazioni urbane richiedono una visione condivisa, capace di integrare progettazione, sostenibilità, innovazione e qualità della vita. In questo processo, l’architettura diventa uno strumento per creare luoghi destinati a durare nel tempo, valorizzare il territorio e rispondere alle esigenze di una società in continua evoluzione.

The Architects Series - A documentary on Mino Caggiula Architects

The Architects Series – A Documentary on: Mino Caggiula Architects

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Siamo felici e onorati di annunciare che The Architects Series – A Documentary on: Mino Caggiula Architects, il documentario realizzato dalla rinomata rivista internazionale di architettura THE PLAN Magazine in collaborazione con Iris Ceramica Group, è ora disponibile online.

Questo episodio della serie The Architects Series offre uno sguardo approfondito sull’identità dello studio, sulla filosofia progettuale che ne guida il lavoro e sul percorso che ha portato Mino Caggiula Architects ad approdare nel panorama dell’architettura internazionale.

Il documentario racconta un approccio progettuale che integra pratica costruttiva, ricerca teorica e attenzione alla persona, interpretando l’architettura come processo culturale e sociale. Al centro della narrazione emergono i temi del benessere, della qualità degli spazi e del dialogo con il contesto, insieme a una visione dell’innovazione tecnologica come strumento al servizio di un’architettura consapevole e umana.

Attraverso immagini, progetti e riflessioni, il film approfondisce alcuni lavori rappresentativi dello studio, tra cui, Blade, Atelier Villa Trepp e Nizza Paradise Residence, e nuovi progetti Via Cotonificio, Fulton, Capo San Martino e Hotel Delfino, restituendo una visione in cui forma, funzione e significato convivono in equilibrio.

The Architects Series – A Documentary on: Mino Caggiula Architects è ora disponibile online.

Guarda il documentario qui

WUF Architecture e Design 2025 news

Mino Caggiula, curatore di WUF Architecture & Design 2025, presenta nuove visioni per il futuro dell’abitare

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Mino Caggiula Architects annuncia la riuscita presentazione di WUF Architecture & Design 2025, la nuova edizione della rivista guidata dal curatore Mino Caggiula e svelata negli ultimi giorni della Biennale Architettura di Venezia 2025.

L’edizione esplora il futuro dell’abitare, tema centrale nella visione dello studio, riunendo contributori internazionali per approfondire il rapporto tra architettura, innovazione e memoria culturale. Un ruolo chiave è stato svolto da Laila Brinbek, Direttrice del Padiglione UAE, che ha contribuito ad ampliare la portata interculturale della pubblicazione.

L’iniziativa si è conclusa il 28 ottobre a Milano, con un evento che ha visto la partecipazione di Etan Genini, Mino Caggiula, Laila Brinbek e Marco Capodieci. La discussione ha evidenziato come il dialogo interculturale e il design sperimentale continuino a influenzare il panorama architettonico globale.

L’edizione include contributi di figure di primo piano come Steven Holl Architects, AG&P greenscape e altri, presentando progetti che propongono nuovi approcci all’abitare innovativo e sostenibile.

Una serie di video-interviste accompagna la pubblicazione, offrendo ulteriori approfondimenti sulle prospettive curatoriali presenti in questa edizione.

Kinetic Facades

Facciate cinetiche: architettura dinamica per un futuro più vivibile

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Architettura in movimento

La trasformazione del concetto di facciata è uno dei segni più chiari dell’evoluzione architettonica contemporanea. Le facciate cinetiche introducono il principio del movimento controllato, in cui l’involucro diventa un organismo attivo, in grado di adattarsi alle condizioni ambientali esterne e migliorare l’efficienza energetica dell’edificio. Questo approccio rientra nel più ampio campo dell’architettura dinamica e dell’involucro intelligente, dove l’edificio interagisce in tempo reale con il suo contesto.

Oltre alla loro funzione tecnica, le facciate cinetiche introducono un nuovo modo di concepire il rapporto tra architettura, tempo e percezione.

Cosa sono e come funzionano

Una facciata cinetica è composta da elementi mobili — lamelle, pannelli, membrane o strutture modulari — che si muovono grazie a meccanismi controllati da sensori o da logiche programmate. Il loro comportamento varia in base a parametri come luce solare, temperatura, umidità, direzione del vento, e può essere definito attraverso sistemi automatici, algoritmi adattivi o controlli manuali.

Dal punto di vista tecnico, questi sistemi integrano:

  • Attuatori meccanici (motori lineari, pistoni, servomeccanismi)
  • Sensoristica ambientale (fotocellule, sensori di temperatura, anemometri)
  • Centraline di controllo intelligente
  • Software di gestione climatica

Alcune facciate cinetiche più avanzate utilizzano anche algoritmi predittivi per anticipare il comportamento climatico in funzione dell’orientamento e delle previsioni meteorologiche.

Sempre più spesso, questi sistemi vengono integrati nei protocolli di building automation e nei modelli di digital twin, offrendo monitoraggio continuo e manutenzione predittiva.

Vantaggi principali

  • Migliore regolazione termica e luminosa.
  • Ottimizzazione della ventilazione naturale grazie a facciate traspiranti o apribili.
  • Riduzione del consumo energetico per raffrescamento e illuminazione, con benefici misurabili in termini di efficienza energetica dell’edificio.
  • Maggiore qualità ambientale interna e comfort per gli utenti.
  • Forte impatto espressivo e comunicativo, grazie a un linguaggio architettonico mutevole e adattivo.

Le facciate cinetiche rientrano tra le soluzioni più efficaci per l’integrazione dell’architettura sostenibile con tecnologie intelligenti e rappresentano una delle strategie più avanzate nel campo del design bioclimatico e delle smart city.

Verde come dinamica naturale

Anche il verde in facciata può essere interpretato come un sistema cinetico. Non nel senso meccanico, ma attraverso una dinamica naturale. La crescita, il mutamento cromatico, la fioritura e la perdita delle foglie seguono un ritmo vivo e spontaneo, trasformando la facciata in un organismo vegetale cangiante.

Questa prospettiva ribalta la nozione di movimento controllato, proponendo invece un ritorno al futuro in cui le pareti verdi crescono e vivono secondo i cicli naturali, riconnettendo l’architettura con la sua dimensione ancestrale e biofila. È una visione che invita alla lentezza, all’osservazione e al riallineamento con i ritmi biologici, in contrasto con la frenesia urbana.

Il verde è energia vitale: le piante sono organismi mossi dall’acqua, dal sole e dal tempo. Questa dimensione dinamica e biologica, lontana da ogni meccanismo artificiale, è al centro della filosofia progettuale dello studio Mino Caggiula Architects, che pone il contatto con la natura come elemento fondante dell’architettura. Il principio di biofilia diventa generatore di benessere: il verde non è decorazione, ma materia attiva che respira, cresce ed entra in relazione diretta con l’uomo.

Architetture viventi: progetti selezionati di Mino Caggiula Architects

 

Atelier Alice Trepp presenta una sequenza di tetti-giardino che seguono l’andamento naturale del pendio, dove la vegetazione, composta da piante rampicanti e caducifoglie, si integra con l’architettura fino a fondersi con essa. Le facciate verdi vivono secondo i ritmi della crescita naturale, offrendo un’esperienza sensoriale in continua evoluzione.

In Nizza Paradise Residence è il verde stesso a generare l’architettura: il disegno vegetale costruisce la cromia e la matericità del complesso, trasformando l’edificio nella scenografia del Parco del Guidino. Non un volume costruito, ma un paesaggio vivente.

In Blade Residence, pareti verticali di gelsomino rampicante e piante caducifoglie avvolgono le terrazze esposte a sud. Questi schermi vegetali, vivi e profumati, generano privacy naturale grazie alla loro capacità fonoassorbente e coinvolgono i sensi — vista, tatto e olfatto — trasformando lo spazio abitato in un luogo immersivo e in continuo movimento.

Questi esempi dimostrano come l’architettura vivente possa essere cinetica senza meccanismi: è il verde stesso, con il suo ciclo vitale, a generare tempo, dinamismo e materia che respira.

Uno sguardo al futuro

La ricerca su materiali reattivi, facciate auto-adattive, tecnologie parametriche e algoritmi climatici apre nuovi scenari per l’architettura dinamica. Le facciate cinetiche, in questo contesto, rappresentano un passo verso edifici sempre più sensibili, sostenibili e in dialogo con il loro contesto.

In futuro, sarà sempre più frequente l’uso di materiali intelligenti (come membrane piezoelettriche, vetri elettrocromici, materiali a memoria di forma) in grado di modificare automaticamente la propria configurazione in base agli stimoli ambientali. Anche l’integrazione con le energie rinnovabili, come facciate fotovoltaiche dinamiche o sistemi ibridi, apre possibilità ancora poco esplorate.

Accanto a questa evoluzione tecnologica, emerge un “ritorno al futuro” in cui le pareti verdi e i sistemi vegetali diventano protagonisti di un dinamismo naturale, scandito dai cicli di crescita e trasformazione della vita. In questo equilibrio tra innovazione e natura, l’architettura ritrova la sua dimensione più autentica: quella di un organismo che respira, si adatta e accompagna l’uomo nel suo bisogno di centrarsi e riconnettersi con l’ambiente.

La crescente diffusione di edifici adattivi nei territori climaticamente estremi o fortemente urbanizzati conferma la centralità di questo approccio nei processi di transizione ecologica, innovazione digitale e qualità urbana.

green roof

Tetto Verde: tra progettazione e armonia ecologica

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Superfici vegetali per città resilienti e consapevoli

Nel panorama dell’architettura contemporanea, il tetto verde si afferma quale emblema tangibile di un rinnovato dialogo tra ambiente naturale e costruito. Non mero ornamento estetico, esso si configura come autentico dispositivo ecologico e architettonico, capace di restituire vitalità vegetale a superfici urbane ormai assoggettate alla morsa del cemento. In un’epoca in cui il tessuto urbano si fa sempre più denso, impermeabile e soggetto a stress termici, la copertura verde emerge quale risposta poetica e funzionale, volta a ricucire il legame, spesso lacerato, tra natura e architettura.

Che cos’è un tetto verde?

Il tetto verde, o green roof, è un sistema edilizio che consente la crescita di vegetazione sulla sommità degli edifici. Applicabile sia su superfici piane che inclinate, si articola in una serie di strati tecnici, impermeabilizzanti, drenanti, filtranti e colturali, che garantiscono funzionalità, durabilità e vitalità vegetale.

Si distinguono principalmente due tipologie:

  •   Tetto verde estensivo: leggero, con essenze erbacee a bassa manutenzione. Ideale per coperture non praticabili o di ampie dimensioni.
  •   Tetto verde intensivo: più complesso e strutturato, accoglie vegetazione arbustiva o arborea, percorsi e spazi fruibili. Esige una maggiore cura e una struttura portante adeguata.

In entrambi i casi, la progettazione deve tener conto delle condizioni climatiche, della portanza dell’edificio e della destinazione d’uso.

Progettare un tetto verde: tra tecnica e visione architettonica

La realizzazione di una copertura verde richiede un approccio interdisciplinare, in cui architetti, ingegneri e paesaggisti collaborano per integrare natura, struttura e forma. Si parte da una rigorosa analisi statica e si prosegue con la selezione botanica, la progettazione del sistema idrico e l’articolazione degli strati funzionali.

Ma oltre la tecnica, il tetto verde si fa elemento compositivo, parte integrante del lessico architettonico: un quinto prospetto che può manifestarsi come giardino sospeso, spazio contemplativo o scenografia visibile dall’alto.

Numerose realizzazioni firmate Mino Caggiula Architects testimoniano come la copertura verde possa fondersi armoniosamente con il paesaggio e la poetica progettuale:

  •   Mirador Residence: un tetto panoramico che si confonde con il contesto naturale, offrendo una continuità visiva tra architettura e paesaggio.
  •   Residenza Libellula: un linguaggio fluido in cui il verde accompagna le curve architettoniche, esprimendo una sintesi organica tra natura e forma costruita.
  •   Atelier Alice Trepp: una sequenza di tetti terrazzati che si adagiano sul pendio, trasformando la copertura in estensione naturale del suolo.
  •  Blade Residence a Canobbio: volumi netti dialogano con coperture vegetali continue, realizzando un’osmosi che unisce terreno e cielo in un unico sistema verde.

Benefici ambientali e ricadute ecologiche

Mitigazione dell’isola di calore urbana
Le coperture vegetali contrastano il surriscaldamento urbano, assorbendo calore e migliorando il microclima, specie nei mesi estivi.

Isolamento termoacustico
Il tetto verde agisce come scudo termico, riducendo il fabbisogno energetico per riscaldamento e raffrescamento. Offre inoltre un’eccellente barriera contro i rumori, favorendo un comfort abitativo più elevato.

Gestione sostenibile delle acque piovane
Le coperture verdi trattengono e rilasciano gradualmente l’acqua meteorica, alleviando la pressione sulle reti fognarie e contribuendo alla prevenzione di allagamenti.

Purificazione dell’aria
Le essenze vegetali assorbono anidride carbonica, rilasciano ossigeno e intrappolano polveri sottili, migliorando sensibilmente la qualità dell’aria.

Incremento della biodiversità urbana
Quando progettato con sensibilità ecologica, il tetto verde diviene habitat per insetti, uccelli e piccoli mammiferi, riportando la vita dove spesso regna l’asfalto.

Valorizzazione estetica e percettiva
Un tetto verde trasforma superfici tecniche in spazi visivamente e sensorialmente appaganti, elevando l’identità architettonica dell’edificio e arricchendo il paesaggio urbano.

Protezione e durabilità della struttura
Gli strati vegetali schermano la copertura da raggi UV, escursioni termiche e agenti atmosferici, prolungando la vita utile del sistema impermeabilizzante.

Verso una strategia urbana integrata

Il tetto verde si configura, oggi, non solo come soluzione progettuale, ma come strategia sistemica per la resilienza urbana. Sempre più spesso è oggetto di regolamentazioni, incentivi e visioni di pianificazione che ne promuovono l’adozione tanto nel pubblico quanto nel privato.

In un’epoca che chiede edifici sostenibili, intelligenti e capaci di generare benessere, il tetto verde si impone quale strumento efficace e immediato per ripensare il costruito, nel segno della responsabilità ambientale e dell’innovazione.

Conclusione

Il tetto verde rappresenta una risposta lucida, concreta e poetica alle sfide ambientali contemporanee. Esso non solo migliora il comfort e riduce l’impatto degli edifici, ma restituisce dignità ecologica al costruito, riattivando la relazione, troppo spesso interrotta, tra uomo, architettura e natura.

Ripensare l’architettura come estensione del paesaggio non è più solo un gesto creativo, ma un dovere etico verso il futuro delle nostre città.

 

Riuso adattivo: come trasformare gli spazi urbani dismessi in risorse per il futuro

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Lavorare sul passato per immaginare il futuro è il principio che guida il nostro approccio all’innovazione. In Mino Caggiula Architects, progettiamo rielaborando e ricombinando conoscenze ed esperienze consolidate nel tempo per creare soluzioni nuove.
Con la stessa visione, il riuso degli edifici esistenti rappresenta un’opportunità di azione concreta per innescare trasformazioni urbane, catalizzando nuove possibilità per le città a partire dal patrimonio costruito che le caratterizza e anima.

Di cosa parliamo quando parliamo di riuso adattivo?

Con riuso adattivo (“adaptive reuse”) intendiamo un approccio che trasforma edifici, strutture o spazi esistenti, per riadattarli a nuove funzioni, preservandone il valore storico, architettonico o culturale. Questo processo prolunga il ciclo di vita delle costruzioni, riducendo la necessità di demolizione e nuova costruzione e contribuendo a un uso più sostenibile delle risorse. In contesti urbani caratterizzati da rapidi cambiamenti e crescenti esigenze di sostenibilità, il riuso adattivo è emerso come una strategia chiave per creare nuovi spazi di possibilità all’interno delle città.

Come avviare un progetto di riuso adattivo?

Affinché il riuso adattivo si traduca in un intervento concreto ed efficace, è fondamentale seguire un approccio metodico che tenga conto di aspetti tecnici, normativi e sociali, includendo:

  1. Analisi del contesto: valutazione delle condizioni dell’esistente e la sua adattabilità a nuove funzioni, e studio del contesto urbano, considerando fattori come accessibilità, servizi disponibili e domanda di nuovi spazi.
  2. Ascolto della comunità: dialogo con i portatori di interesse per definire il progetto più opportuno in termini di funzioni e bisogni collettivi.
  3. Studio degli strumenti urbanistici: analisi delle normative e gli incentivi per identificare eventuali vincoli o possibilità di agevolazione e valutazione di partenariati pubblico-privati per rendere economicamente sostenibile la riconversione.
  4. Progettazione: definire un piano di riconversione che integri soluzioni per l’efficientamento energetico e garantisca il comfort e la funzionalità dei nuovi spazi.

I diversi risvolti applicativi

Da spazi uffici a spazi dell’abitare: un’opportunità concreta

Un campo d’azione dell’adaptive reuse riguarda ad esempio gli edifici per uffici che con i recenti cambiamenti del mondo del lavoro, anche conseguenti alla pandemia, si sono progressivamente svuotati, diventando disponibili per nuovi usi. Ciò ha indotto proprietari e sviluppatori immobiliari a considerare la loro conversione in abitazioni, rispondendo così alla carenza di alloggi e riducendo l’impatto ambientale associato alla nuova costruzione.
Questi interventi non sono privi di sfide: l’adattamento delle infrastrutture esistenti alle normative edilizie residenziali, la gestione delle differenze strutturali e l’assicurazione di adeguate condizioni di luce naturale e ventilazione per gli ambienti sono indubbiamente criticità da gestire. Ma i risultati parlano chiaro: progetti a Parigi, Londra, Bruxelles e New York hanno dimostrato come questo tipo di riconversione sia un’opportunità per rivitalizzare le aree urbane, rendendole più vivibili e a misura d’uomo.

Mixed use: verso città più dinamiche

Grandi contenitori come ex-edifici industriali o centri commerciali, caratterizzati da layout flessibili, una volta persa la loro funzione originaria, si prestano a diventare spazi ideali per ospitare una varietà di nuove attività – residenziali, commerciali, culturali e ricreative – rispondendo alle esigenze mutevoli delle comunità urbane e contribuendo alla creazione di quartieri inclusivi e dinamici.
Anche in questo caso, esistono aspetti delicati con cui fare i conti nella progettazione: è fondamentale garantire una coesistenza armoniosa delle diverse attività, assicurando separazione dei flussi, privacy, accessibilità e sicurezza. Sul piano normativo, molti edifici monofunzionali richiedono adeguamenti spesso complessi e costosi per rispettare i requisiti necessari a ospitare usi diversi. Nonostante ciò, il potenziale è enorme: l’uso misto favorisce la vicinanza tra servizi e funzioni diversificate, riducendo la necessità di ricorrere all’uso dell’auto privata a favore di spostamenti a piedi o in bicicletta, oltre a promuovere una visione della città come luogo di integrazione e innovazione.

Esempi di successo

Il riuso adattivo continua a trasformare le città con progetti innovativi che ridanno vita a porzioni urbane, promuovendo sostenibilità e creatività. Tra gli interventi emblematici recenti:

  • Shenzhen Women & Children’s Center (Shenzhen, Cina): una trasformazione dello studio MVRDV di un grattacielo degli anni ’90 in una torre multifunzionale vivace e sostenibile.
  • Quay Quarter Tower (Sydney, Australia): il ridisegno dello studio 3XN di una torre per uffici degli anni ’70, con il mantenimento di gran parte della struttura originale e la riduzione significativa dell’impronta ambientale.
  • MOCAA – Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (Città del Capo, Sudafrica): la riconversione di un ex silo per lo stoccaggio del grano in un museo d’arte contemporanea di livello mondiale.

I benefici del riuso adattivo

Nonostante la complessità che deriva dall’agire sul costruito esistente, il riuso adattivo si configura come un modello virtuoso per plasmare il futuro delle città. Attraverso operazioni immobiliari attente e l’individuazione degli edifici e dei contesti adeguati, questa pratica permette di prolungare il ciclo di vita del patrimonio costruito e la sua valorizzazione, abbattendo i costi legati alle demolizioni e offrendo soluzioni abitative e funzionali per diversi tipi di utenti.
Promuovere inoltre una visione in cui gli edifici diventano asset riutilizzabili e adattabili nel tempo significa supportare un modello più sostenibile e resiliente di sviluppo urbano, oltre a contribuire a riscrivere le storie delle città, offrendo opportunità nuove per chi le vive.

Architettura e decarbonizzazione

Architettura e decarbonizzazione

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Strumenti e soluzioni per ridurre il carbonio incorporato delle costruzioni

 

Carbonio operativo e carbonio incorporato

Il settore dell’edilizia rappresenta da solo uno dei più grandi consumatori di risorse a livello globale e contribuisce a oltre il 30% delle emissioni totali legate all’energia. Ma cosa rende questo settore così impattante?
Parlando di emissioni è innanzitutto fondamentale distinguere tra carbonio operativo e carbonio incorporato delle costruzioni.
Il primo riguarda le emissioni derivanti dal consumo energetico necessario per far funzionare un edificio durante tutta la sua vita (elettricità, riscaldamento, raffreddamento) e che possono essere ridotte adottando misure di efficientamento energetico o aumentando l’uso di energie rinnovabili.
Il secondo si riferisce invece all’impatto totale di tutte le emissioni di gas serra attribuite ai materiali da costruzione durante il loro intero ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, costruzione, manutenzione e smaltimento. Rappresenta quindi una componente integrata negli edifici, difficile da mitigare una volta costruiti.
È sulla riduzione del carbonio incorporato che si gioca la vera sfida per la riduzione delle emissioni e per aprire scenari di innovazione.

Metodologie per la stima degli impatti ambientali

Quali sono le strategie e soluzioni possibili?
Un primo passo è rappresentato dall’adozione della valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA): una metodologia analitica essenziale che permette di calcolare le emissioni e altri impatti ecologici associati ai materiali e ai processi edili, fornendo numeri concreti che consentono confronti tra materiali simili.
Una specifica e ampiamente utilizzata per l’LCA è la metodologia CML (dal Centre of Environmental Science dell’Università di Leiden), che definisce indicatori standard per valutare diversi impatti ambientali. Altre metodologie note includono TRACI (Tool for the Reduction and Assessment of Chemical and other Environmental Impacts), sviluppata negli Stati Uniti, e ReCiPe, una metodologia europea che integra gli impatti lungo tutto il ciclo di vita.
La valutazione diventa così uno strumento chiave per guidare le decisioni di progettazione e selezione dei materiali.

Strumenti digitali per la valutazione d’impatto ambientale nel settore edile

Esistono anche software e strumenti digitali come Tally, OneClick LCA, EC3 e Athena che facilitano queste analisi, aiutando progettisti, architetti, ingegneri e altri professionisti a valutare l’impatto ambientale di materiali e processi edili e rendono più facile scegliere alternative sostenibili e prendere decisioni di progettazione informate.

Soluzioni innovative nell’industria del cemento

Un altro ambito di intervento cruciale per la riduzione delle emissioni è rappresentato dall’industria del cemento, che rilascia da solo circa 2,8 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno.
Negli ultimi anni sono emerse soluzioni innovative che permettono di avviare un controllo sulle emissioni di questo settore.

Il calcestruzzo autorigenerante

Un esempio promettente proviene dal Worcester Polytechnic Institute (WPI) nel Massachusetts, dove un team di ricerca ha sviluppato un calcestruzzo autorigenerante. Questa tecnologia sfrutta la CO2 per riparare eventuali crepe, riducendo così la necessità di riparazioni estensive e prolungando la vita utile delle strutture.
La chiave di questo calcestruzzo è un enzima chiamato anidrasi carbonica, presente nei globuli rossi umani. Applicato al calcestruzzo, l’anidrasi carbonica accelera la reazione tra la CO2 ambientale e il materiale cementizio, creando composti che sigillano piccole crepe in modo naturale.

Il cemento green a basso impatto carbonico

Per materiali chiave come il cemento è inoltre possibile selezionare mix a basso impatto carbonico. L’uso dell’Embodied Carbon in Construction Calculator (EC3) aiuta a confrontare i mix di cemento e selezionare quelli che offrono il miglior rapporto tra emissioni e costo. Si tratta di uno strumento gratuito che utilizza dati relativi a materiali da costruzione ricavati da preventivi e/o modelli BIM e un solido database di dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) digitali, che consente di effettuare un benchmarking, una valutazione e una riduzione delle emissioni di carbonio incorporato, concentrandosi sulle emissioni iniziali della catena di fornitura dei materiali da costruzione.

Il Carbon Risk Real Estate Monitor

A livello più generale sono inoltre nati strumenti come il CRREM (Carbon Risk Real Estate Monitor), ideato dall’Unione Europea per accelerare la decarbonizzazione del settore real estate e per aumentare la sua resilienza – sia dal punto di vista energetico, sia dal punto di vista del valore commerciale – in un mondo dominato dal riscaldamento globale.
Si basa su una serie di dati e modelli che tracciano percorsi di decarbonizzazione specifici per il settore immobiliare, consentendo alle aziende di valutare e allineare le proprie proprietà agli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dagli accordi internazionali, come l’Accordo di Parigi.

Il metodo innovativo dell’edilizia off-site

Un altro ambito estremamente interessante è rappresentato dall’edilizia off-site: un’opportunità innovativa e sostenibile per il settore delle costruzioni che permette di realizzare componenti edilizie in fabbrica e assemblarle successivamente sul sito di destinazione. Questo approccio consente di migliorare la qualità e la precisione dei componenti, ridurre i tempi di costruzione e limitare gli sprechi di materiali. Inoltre, lavorando in un ambiente controllato, è possibile ottimizzare i processi produttivi, migliorare la sicurezza per i lavoratori e ridurre l’impatto ambientale dei cantieri, minimizzando le emissioni legate ai trasporti e alla movimentazione di materiali. L’edilizia off-site risulta particolarmente vantaggiosa per progetti di edilizia sostenibile e per la costruzione di edifici modulari, aprendo nuovi scenari di innovazione e crescita per un settore sempre più orientato verso soluzioni efficienti e a basso impatto ambientale.

Conclusioni

In conclusione, appare chiaro che solo con un approccio olistico e multilivello è possibile ridurre in modo significativo il livello di emissioni del settore edilizio. A questo si aggiunge la necessità di un rapporto collaborativo tra progettisti, aziende e regolatori, unito a una crescente sensibilizzazione e formazione, per gestire i processi costruttivi in modo attento ed efficace.

Archi Meeting

Mino Caggiula Architects premiato al prestigioso Technogym Archi Meeting

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Mino Caggiula Architects premiato al prestigioso Technogym Archi Meeting

Siamo orgogliosi di annunciare che Mino Caggiula Architects è stato premiato durante la terza edizione dell’Archi Meeting, svoltasi nella splendida cornice del Technogym Village a Cesena. Questo evento annuale, organizzato da Rezzonico Experience, riunisce i principali architetti, ingegneri e investitori immobiliari del Ticino.

Durante la manifestazione, dedicata all’eccellenza nell’architettura, il nostro studio ha ricevuto uno dei prestigiosi riconoscimenti per il contributo nell’esportare l’innovazione architettonica ticinese in Italia enegli Stati Uniti.

Gli architetti Matteo Serra e Thomas Giuliani hanno avuto l’onore di ritirare il premio a nome di Mino Caggiula Architects.

Un ringraziamento speciale agli organizzatori e a Technogym per aver reso possibile un evento così stimolante. Complimenti a tutti i vincitori, tra cui Carlo Colombo e il Gruppo Tognola.

biophilia e adaptive architecture

Biofilia e architettura adattiva: ripensare gli spazi del futuro

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La crisi climatica e il crescente fabbisogno di risorse pongono l’architettura di fronte a una sfida cruciale: come progettare edifici che siano davvero sostenibili e capaci di rispondere alle esigenze future? In Mino Caggiula Architects, crediamo che la risposta risieda in un’architettura adattiva e biofilica, capace di evolversi tramite un’interazione costante tra spazio, tecnologia e natura. Questo approccio non si limita a ridurre l’impatto ambientale, ma mira a ristabilire un legame autentico tra l’uomo e l’ecosistema, creando spazi che promuovono il benessere e preservano la biodiversità.

Nell’editoriale di novembre di Domus, il guest editor Norman Foster si mostra critico verso la sempre crescente diffusione di pannelli solari e turbine eoliche, evidenziando come queste tecnologie, pur essendo “verdi,” possano generare conseguenze dannose e irreversibili per il paesaggio naturale e comprometterne la biodiversità. La sua analisi va oltre il semplice approccio tecnico, affermando che la sostenibilità non può essere vista solo come una riduzione delle emissioni o un contenimento dei consumi, ma deve includere la protezione integrale degli ecosistemi. Il rischio, secondo Foster, è che la ricerca di soluzioni energetiche a basso impatto porti a una distruzione del tessuto naturale su cui si basa il benessere umano.

Al centro del suo pensiero c’è il concetto di biofilia, teorizzato tra gli altri dallo scienziato Edward O. Wilson nel suo saggio del 1981 significativamente intitolato Biofilia, secondo il quale il legame con la biodiversità è essenziale per la salute fisica e mentale umana. Proprio per questo motivo Foster sostiene che un’architettura sostenibile non può ignorare questo legame fondamentale: non basta ridurre l’impatto ambientale degli edifici se, nel farlo, si distruggono habitat naturali e biodiversità. La vera sostenibilità deve rispettare la natura non solo nei numeri, ma nella sua integrità e vitalità.

Questa riflessione si allinea perfettamente con la nostra visione, in cui la biofilia è il tema centrale che permea ogni progetto. Per noi, l’architettura biofilica non è solo un’estetica, ma un sistema che valorizza l’interazione tra l’uomo, la natura e la biodiversità. Attraverso un’architettura adattiva, progettiamo spazi che rispondono agli stimoli ambientali grazie a tecnologie avanzate come il machine learning e i sensori distribuiti. La nostra architettura si evolve in simbiosi con l’ambiente circostante e gli abitanti, autoregolando illuminazione, ventilazione e temperatura per mantenere condizioni ottimali. L’obiettivo è che ogni edificio diventi un sistema vivente, capace di adattarsi alle variazioni climatiche e alle esigenze degli utenti, proprio come un organismo naturale.

Nella nostra visione, la biofilia è una componente strutturale: la presenza di elementi naturali non è più un accessorio, ma parte integrante dell’esperienza abitativa, capace di soddisfare il bisogno umano di una connessione autentica con l’ambiente. In un’epoca in cui la maggior parte delle persone vive in aree urbane congestionate e lontane dal verde, offrire spazi capaci di ristabilire questo legame rappresenta una risposta concreta alla necessità di benessere e rigenerazione psicofisica. Il contatto con elementi naturali può infatti ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita, creando un microclima ottimale che rende la quotidianità più resiliente e sana. Questa visione punta all’efficienza energetica “naturale,” ottenuta non solo tramite tecnologie passive come l’isolamento termico, ma anche grazie all’intelligenza attiva, che ottimizza le risorse in base a dati in tempo reale. Questo approccio permette agli edifici di evolversi insieme alle esigenze degli abitanti, creando una sinergia tra efficienza energetica e comfort abitativo e offrendo al contempo un modello di sviluppo orientato al futuro.

Ambiamo a un’architettura che impara, reagisce e si evolve, capace di trasformarsi in un’entità vivente, adattiva e intelligente. In un futuro in cui le risorse saranno sempre più preziose, questa architettura biointelligente rappresenta un modello di sviluppo che guarda oltre l’oggi, promuovendo una sinergia tra uomo, natura e tecnologia in un ciclo continuo di adattamento e riscoperta.

Mino Caggiula | Lugano Lifestyle 2024

Mino Caggiula all’evento Lugano Lifestyle 2024

By Stories&News

L’architetto Mino Caggiula parteciperà al prestigioso evento Lugano Lifestyle 2024, in programma dal 10 al 13 ottobre, con un intervento che si terrà sabato 12 ottobre alle 14:00. Durante il suo talk, intitolato “Next Well Being”, Caggiula esplorerà temi legati al benessere e all’innovazione nel mondo dell’architettura, con particolare attenzione agli spazi che favoriscono un equilibrio tra funzionalità e qualità della vita.

L’evento, che si svolgerà a Lugano, offre una piattaforma per discussioni su design, architettura e lifestyle contemporaneo, e vede la partecipazione di esperti di fama internazionale come Vittorio Sgarbi e Peter Pichler. La presentazione di Caggiula si terrà nella Sala C, ed è un’opportunità per gli appassionati di architettura e design di confrontarsi con uno dei professionisti più innovativi del settore.

Per ulteriori dettagli e per iscriversi all’evento, è possibile visitare il sito ufficiale di Lugano Lifestyle:

https://www.luganolifestyle.ch/mino-caggiula/ 

© Mino Caggiula
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