Le città e la natura sono state spesso concepite come realtà contrapposte, in opposizione, dove l’inizio dell’una individuava la fine dell’altra. Tuttavia oggi le città sono sempre più da intendersi come ecosistemi complessi, soggetti a processi trasformativi che richiedono necessarie nuove visioni di integrazione e riportano la natura tra gli elementi centrali della loro evoluzione.
Emerge infatti progressivamente come esigenza diffusa la necessità di una maggiore connessione tra l’uomo e la natura, insieme alla consapevolezza di tutti i benefici che questa relazione offre. In un mondo in cui la popolazione si concentra sempre più nei contesti urbani, con una crescita destinata a continuare nel futuro, la sfida è rendere le città vivibili e orientate alla sostenibilità.
Di conseguenza, il principio della biofilia sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante, affermandosi come uno dei nuovi componenti essenziali nella progettazione sia architettonica che urbana.
Il termine “biofilia” significa letteralmente “amore per la vita” e descrive l’innata affinità degli esseri umani per la natura e per gli ambienti naturali. Il concetto è stato reso popolare dal biologo Edward O. Wilson nel suo libro “Biophilia” pubblicato nel 1984. Wilson suggerisce che gli esseri umani hanno una predisposizione biologica a cercare relazioni con la natura e con altre forme di vita. Questa affinità si è sviluppata attraverso milioni di anni di evoluzione, durante i quali l’uomo ha vissuto in stretta interazione con l’ambiente naturale.
Ripartire quindi dalla natura come bisogno primario dell’uomo è la visione della progettazione biofilica che mira a rendere gli elementi naturali parte dell’esperienza estesa della città, in modo accessibile e integrato.
Il network delle “biophilic cities”, lanciato inizialmente nel 2013, lavora attivamente e in modo collaborativo per consolidare questo modo di concepire le città e la loro pianificazione. Rappresenta un movimento globale, una rete di città partner e un corpo emergente di pratiche che mettono la natura al primo posto come elemento centrale da vivere nel quotidiano. Le città biofile, tra cui ad esempio Singapore, San Francisco e Barcellona, mirano alla tutela e l’attivazione dell’ecologia dei luoghi con esiti che vanno in diverse direzioni: dalla promozione del benessere psico-fisico delle persone, all’incentivazione della biodiversità e al supporto di strategie di contrasto sia all’inquinamento atmosferico che al cambiamento climatico, favorendo modelli di vita più sostenibili e salutari.
Anche le recenti linee guida del World Economic Forum sulle ‘Nature-Positive Cities’ rafforzano questa direzione e prevedono l’adozione di misure su scala globale per sostenere azioni coordinate per la transizione delle città verso la natura e il ripristino della biodiversità. Parchi, giardini, la presenza dell’acqua, spazi verdi e orti in connessione o integrati con gli edifici, superfici permeabili, sono alcune delle soluzioni che un approccio nature-based può inserire in modo capillare e strutturato.
Si tratta inoltre di pratiche che non vogliono solo prevedere maggiori spazi verdi nelle città ma integrano processi di co-creazione fondamentali per favorire il coinvolgimento attivo dei cittadini e l’inclusione sociale, rafforzando anche il senso di appartenenza verso i luoghi.
Il grande potenziale di cambiamento insito nelle città e la loro capacità aggregativa di risorse e opportunità possono avere quindi un impatto decisivo sul potenziamento dei loro livelli di adattabilità e resilienza, oltre a incidere positivamente sulla qualità della vita nel presente e nel futuro.

